Le Pietre della Fenice

Nel Cielo sopra Eliopoli, la “Città del Sole” dell’Antico Egitto, un giorno di diverse decine di secoli orsono apparve e trascorse un’enorme essere fatto di fuoco, una “Fenice”. Ne parla il libro della Genesi e anche, molto più attendibilmente, lo storico greco Erodoto.

Per tutti gli studiosi è naturalmente un mito con poco fondamento. Ma che cosa voglia dire quel mito, nessuno lo sa.

 

Fatto è che a Messina si trovano due pilastri istoriati, alti più di tre metri, che riporterebbero l’avvistamento della Fenice di Fuoco nel cielo e le figure di diverse divinità di Eliopoli.

Se fosse vera l’interpretazione che ne viene data, entrambi i pilastri risalgono alla Prima Dinastia egizia o ancora prima, nella notte dei tempi, al IV Millennio a. C.

Oggi le due Pietre della Fenice sono conservate al Museo Regionale di Messina, dopo essere state scoperte nel 1902, durante un restauro dell’altare maggiore del Duomo della città. Nascoste da mattoni, intonaco e stucchi, durante il Medioevo erano state infatti occultate per motivi sconosciuti proprio lì, nel luogo più sacro di Messina.

Esse proverrebbero, assieme a 20 colonne di granito e altro materiale da costruzione, dal Tempio di Capo Peloro, perso tra le sacre e mefitiche paludi dell’epoca antica e dedicato ad una divinità ancora ignota.

Il Tempio, a sua volta, era precedente alla venuta dei Greci, onorato dai Fenici e costruito forse dai Siculi.

E i Siculi stessi non sono altro che gli Sheqelesh citati in Egitto tra i Popoli del Mare, un’accozzaglia di predoni con cui dovette confrontarsi, tra gli altri, il Faraone Ramses II durante la XIX Dinastia, trentatré secoli orsono.

Gli Sheqelesh quindi avrebbero depredato l’Egitto e portato le due colonne fino alla loro Città, Zankle, la Città della Falce, per porle all’interno del loro Tempio.

 

Secondo diversi ricercatori, l’importanza delle Pietre della Fenice è incalcolabile.

Esse nasconderebbero un mistero storico, archeologico e astronomico incredibile e si sarebbero tramandate per 5000 anni fino ad oggi, sparendo e riapparendo a distanza di millenni, come una Fenice, in tutta la storia della città.

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Mauro Longo
Mauro Longo
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