Amare un’Ondina – Creature Alchemiche 3

Gli articoli della serie Creature Alchemiche sono stati scritti per la rubrica Punto Interrogativo del Blog di Edizioni XII.
La versione originale di questo articolo si trova QUI.
Creature Alchemiche 1
Creature Alchemiche 2

Nel suo trattato sulle creature elementali, Paracelso si interroga anche sulla possibilità che gli esseri alchemici si possano accoppiare con noi, discendenti di Adamo. Sembrerebbe che queste unioni siano avvenute in diversi casi, seppure eccezionali, e che le chiacchiere degli alchimisti sull’argomento somiglino a quelle di comari ficcanaso.

A quanto pare, le creature più abbordabili sono sicuramente le Ondine (e gli Ondini, ovviamente) che lascerebbero spesso il loro mondo equoreo per incontrarci, parlarci e unirsi carnalmente con noi. Meno fortunati sono gli amanti degli Gnomi, i quali in genere sono più freddi e contattano gli umani solo per offrire favori o servizi, mostrare ricchezze o svelare i segreti della terra. I maschi delle Salamandre hanno dei gusti particolari, almeno a sentire le voci di laboratorio, poiché preferiscono frequentare le donne vecchie, specie se streghe o fattucchiere. Silfi e Silfidi sono infine il popolo più timido e raramente essi decidono di parlarci o darci troppa confidenza, nonostante siano gli unici tra gli Elementali che condividono il nostro stesso ambiente.

I frutti di queste unioni umano-elementali sono esseri che posseggono la natura “spessa” e l’aspetto degli uomini, ma conservano alcuni tratti dell’altro genitore, specialmente una certa dimestichezza con l’elemento d’origine. Pertanto, se discendono da Ondine (o Ondini), i figli sono detti Sirene (o Sireni), che nuotano alla perfezione e amano trascorrere il tempo in acqua. I frutti del connubio di un umano con un essere dell’aria, Silfo o Silfide che sia, sono gli alti Giganti, mentre da Gnomi e umani discendono i Nani amanti delle miniere e dall’accoppiamento con le focose Salamandre abbiamo le cosiddette Micce, sempre intente a dar fuoco a qualcosa.

 

Quale che sia la natura della creatura genitrice, l’ibrido tra un uomo e un Elementale è un essere del tutto umano, che ottiene dal genitore “terreno” l’eredità di Adamo, ovvero l’anima immortale e la salvezza eterna promessa dal Redentore. Esso perderebbe insomma la capacità di divenire impalpabile a piacimento, propria della sua origine preternaturale, per acquisire la scintilla dello Spirito che gli conferirebbe la vita dopo la morte.

Sarebbe proprio la natura di questo scambio, considerata vantaggiosissima dagli Elementali che ci stanno, la causa prima del loro accostarsi a noi umani. Sembra addirittura che una creatura alchemica che ne ami una umana, in virtù di questa unione ottenga essa stessa l’anima e possa ricevere il battesimo, divenendo partecipe dello spirito divino.

Al contrario della loro discendenza “ibrida” però, le creature elementali sposate ad un umano possono ancora, fino al momento della morte, rifiutare questo dono e tornare alla propria natura originaria. Sono sempre le “passionali” Ondine quelle che lasciano più materiale sull’argomento: esse instaurano con il loro amante terreno legami così forti che sono guai per chi decide di tradirle o smette di amarle, ma sono anche capaci di lasciarsi morire quando il loro amato giunge alla fine dei suoi giorni.

Melusina e Lorelei sono esempi tragici di questa attitudine, due Ondine protagoniste di leggende molto conosciute in ambito europeo.

Ma gli Elementali non sono le uniche creature preternaturali che ci attorniano. Esiste un’altra ridda di esseri misteriosi e inquietanti che ci circonda e spia.

Quali sono? Quale arti permettono di evocarli, vincolarli e soggiogarli?


Continua…
Mauro Longo
Mauro Longo
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