Il terrore che viene dal profondo

La mitologia urbana di Messina possiede qualcosa che tutte le religioni le invidiano.

Una propria, vera, Apocalisse: Il Terremoto.

Più volte il Terremoto ha abbattuto la città e tutti sanno che presto ne arriverà un altro, potente come i precedenti e forse anche più, per distruggerla un’altra volta.

Forse l’ultima.

Anche nel 1908, come in ogni tragedia che si rispetti, la catastrofe fu annunciata da foschi presagi.

Nel 1907 un sisma di origine simile aveva distrutto due paesi della Calabria, Bruzzano e Ferruzzano. Un “Mago” dell’Aspromonte, che affermava di averlo predetto, aveva profetizzato anche “un nuovo cataclisma, infinitamente più devastatore, che avrebbe colpito paesi prosperi con migliaia e migliaia di morti e montagne di rovine”. Sgraditi auspici come questo vennero sempre lo stesso anno da Gennaro Portanova, allora Cardinale e Arcivescovo di Reggio Calabria, che scrisse in una lettera annunciando: “Ho un presentimento della mia fine non lontana. Così non mi strazierà la rovina di questa povera città (Reggio). Se la rovina viene, io non sono più di questo mondo. Recate un poco della vostra energia agli sventurati”. Seppure fosse allora in buona saluta, Portanova morì di lì a qualche mese, poco prima del Terremoto.

Anche tra le parole di Smeralda Calafato, meglio conosciuta e venerata dai messinesi come Santa Eustochia, c’è chi ricorda che “per le strade di Messina si sarebbe visto il sangue scorrere a fiumi fino al mare”.

Più celebre è l’invocazione di tale Carmela Gruno, furiosa per la condanna del figlio da parte del Tribunale di Messina, che avrebbe urlato ai giudici, con gli occhi spiritati: “Malanova! Havi a veniri un tirrimotu cu’ll’occhi e v’havi ammazzari a vui birbanti e a tutta Missina!”

Infine il “Cammaroto”, forse un barbone che vagava per le spiagge e si diceva potesse fissare lo sguardo nel sole senza esserne accecato, aveva predetto o invocato la sventura cittadina per vendetta contro un signorotto di Ganzirri che gli aveva sedotto la figlia.

Con la puntualità delle Apocalissi dei Miti, la sventura era quindi venuta.

Alba sulla città distrutta
I figli del terremoto

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Mauro Longo
Mauro Longo
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2 commenti

  1. Grazie per questo bellissimo articolo a giusto una settimana dalla mia partenza per Messina. Tu sì che sei un amico. =_=;

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