Creature dal Profondo

Uno dei “Pesci Diavolo” della tradizione dello Stretto di Messina

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Creature dal Profondo

Lo Stretto di Messina è un’ecosistema tra i più interessanti del Mediterraneo e forse anche del mondo,  date le sue caratteristiche di “oceanicità” e per il particolare aspetto dello “spiaggiamento” che ne fanno un biotipo altamente significativo dal punto di vista scientifico. Sulle rive dello Stretto, in una condizione unica e privilegiata, è possibile infatti reperire relitta una ricchissima fauna abissale spesso semiviva. La facile reperibilità di questi pesci dall’aspetto mostruoso, la gran parte dei quali sono dotati di particolari organi luminosi (fotofori), ha richiamato a Messina tra la seconda metà del 1800 e l’inizio del 1900, studiosi provenienti da tutta l’Europa.

L’assenza di luce, l’elevata pressione idrostatica, la scarsa circolazione di materiale nutritivo, l’isolamento, per effetto dello spessore della massa d’acqua sovrastante, l’influenza delle condizioni climatiche e la diminuzione della temperatura conferiscono alla fauna batiale aspetti morfologici e fisiologici peculiari. Occhi molto grandi che servono per percepire bagliori, fotofori, la cui distribuzione sul corpo, caratteristica di ogni specie, fa ritenere che funzionino come segnali di riconoscimento e di attrazione sessuale analogamente alle livree ed ai disegni dei pesci che vivono a piccole profondità, bocche enormi e denti lunghi e aguzzi, presenti sulla lingua e sul palato, stomaci dilatabili, tanto che le pareti dell’organo e del corpo, molto distese, diventano così sottili che per trasparenza si vede il contenuto. Essi delineano un ecosistema nel quale prevale la predazione e in cui la possibilità di incontrare una preda è alquanto aleatoria.

Per questo motivo, gli animali “abissali” sono sempre stati conosciuti dai pescatori dello Stretto, che li chiamavano “Pesci Diavolo”, per le loro forme aberranti.

Veduta dello Stretto di Messina, sede di inspiaggiamento privilegiata di pesci abissali

Gli spiaggiamenti sono più frequenti a Torre Faro ed a S. Francesco dove quasi giornalmente si possono trovare organismi batifili. A Ganzirri, S. Agata, Porticello, S. Raineri e Contesse, si possono avere spiaggiamenti massivi, ma con minore frequenza. A S. Raineri le correnti raggiungono la loro massima intensità, ma non determinano spiaggiamenti così massivi e costanti come a Capo Peloro e a S. Francesco. Le modificazioni della linea di spiaggia  per scarichi di materiale terroso  hanno creato, artificialmente, zone ottimali per gli spiaggiamenti, come alla foce del torrente Annunziata.

Sono stati osservati spesso pesci batifili che vivono tra 200 e 2000 m di profondità e che sono tra le specie che più frequentemente vengono spiaggiate. Il materiale reperito é stato utilizzato per studi tassonomici, biologici, biochimici e fisiologici da numerosi ricercatori internazionali.

Il primo reperto di fauna batifila fu studiato nel 1829; si tratta del famoso Argyropelecus hemigymnus, detto comunemente Ascia d’argento, così chiamato perché la sua forma ricorda una mannaia per macellai, di colore appunto argentata. E’ una specie di modeste dimensioni, tanto che può raggiungere massimo i 4-5 cm di lunghezza. Nelle acque dello Stretto è abbondantissimo, vive fino a 3.000 metri di profondità. Se consideriamo che ad ogni 10 metri circa di profondità la pressione aumenta di 1 atmosfera (1,033 kg ogni cmq) a 3.000 metri questo pesciolino sopporta pressioni pari a 300 kg per cmq di superficie corporea. In che modo questi pesci batifili riescano a sopportare pressioni così enormi rimane, fino ad oggi, un enigma nel campo della biologia marina. Lungo l’arenile di Ganzirri e Faro esso spiaggia in modo abbondante, fino a decine di migliaia. Ai lati del corpo porta circa una cinquantina di fotofori. Gli occhi di questo pesciolino, come del resto di quasi tutti i pesci batifili, sono molto sviluppati e particolarmente ricchi di bastoncelli nella retina.

Il Manliodus sloani, detto comunemente Vipera di mare, è un pesciolino di circa 25-30 cm di lunghezza, che vive tra 300 e 600 metri di profondità. Spesso si porta in superficie, dove nuota goffamente. E’ ricoperto di uno strato mucoso, che al sapore risulta abbastanza amaro. E’ dotato di denti assai allungati, ricurvi ed appuntiti. E’ una specie carnivora ed aggressiva. Quando si tenta di afferrarlo dalla coda, si volta di scatto ed azzanna come un serpentello. I suoi denti sono così affilati ed appuntiti che ci si accorge di essere stati morsi solo dopo aver visto il sangue uscire dalla ferita. Il primo raggio della pinna dorsale è allungato e porta alla sua estremità una ghiandola luminosa. Il pesce, quando deve catturare la preda, la muove in vicinanza della sua bocca e letteralmente pesca come una canna da pesca. Quando un pesciolino si avventa per mangiare questa insolita esca, viene prontamente ingoiato dalla vipera di mare, diventando, da predatore, predato. Esso possiede in bocca un meccanismo particolare; difatti, la mascella inferiore può sganciarsi dall’apparato branchiale per formare un’apertura di circa 180°, da cui possono entrare prede molto più grosse della sua sacca stomacale, tanto è vero che spesso lo si vede affiorare morto, con la preda all’interno perfettamente intatta e con gli intestini tutti laceri.

Il Batophilus nigerrimus, Batofilo nero, è considerato un fiore all’occhiello dello Stretto di Messina. Esso vive a 500-600 metri di profondità e misura mediamente 6-8 cm. E’ una specie carnivora ed aggressiva, a giudicare dalla potente dentatura impiantata nelle due mascelle, nella lingua e perfino nel palato. Sotto la mascella inferiore c’è un barbiglio molto allungato (circa 2 volte la lunghezza del corpo), alla cui estremità c’è un organo luminoso che serve ad attirare le prede. Stranamente ha gli occhi piccolissimi, ma sotto di essi c’è un grosso organo luminoso di forma ellittica. I raggi delle sue pinne sono delicatissimi e si presentano molto più sottili di un capello.

Il Valenciennellus Tripunctulatus, conosciuto con il nome comune di Valenciennello, vive preferibilmente a 500-700 metri di profondità e raggiunge una lunghezza massima di 4-5 cm. Si presenta trasparente e privo di scaglie, giacché sono estremamente caduche. Il corpo, inferiormente, presenta cromatofori riuniti a gruppi di 2-3 metri; superiormente esistono particolari formazioni stellate, chiamate melanofori, con ramificazioni più lunghe verso il profilo dorsale e più corte verso la parte ventrale.

La rarissima specie batifila, denominata comunemente Gadorinco, è stata recentemente trovata sulla spiaggia di Faro, dopo un forte vento sciroccale: misura massimo 10 cm. Quello che colpisce è l’enorme grossezza del fegato, formato da due ali longitudinali estese fino all’ano ed occupanti tutta la parte superiore ed i lati del ventre, molto simile ad una grossa ernia. A causa di questo vistoso carattere viene chiamato Rhynchogadus hepaticus.

Nello Stretto di Messina, in un’area compresa quasi sicuramente tra Punta Pezzo – Ganzirri e Cannitello – Capo Faro fu trovato un piccolo Scorfano di pochi centimetri di lunghezza totale. L’esemplare fu donato al Museo Civico di Storia Naturale di Milano, ove fu classificato con il nome scientifico di Scorphaenodes arenai. Si tratta di uno Scorfano di piccola taglia, di solito non supera i 7 cm, che ha alcune caratteristiche peculiari tra cui quella di avere 13 raggi spinosi della pinna dorsale, il primo raggio spinoso della pinna anale lungo circa un quinto del secondo, ed infine una particolare spina, vicino agli opercoli, detta spina cleitrale. Il colore di questo scorfano è vermiglio, con bande verticali lievemente più scure rispetto al resto del corpo.

Il “muso rognoso”

Altra specie endemica dello Stretto di Messina, è un serpentello marino lungo circa 20 cm, a sezione circolare, il cui diametro non oltrepassa i 3-5 mm. Fu descritto per la prima volta nel 1887 con il nome di Nettodarus brevirostris. Di questa specie tuttora si sconoscono le abitudini di vita, alimentari, di riproduzione e la esatta distribuzione geografica. Possiede occhi piccolissimi; sul muso, poi, sono presenti numerose escrescenze, papille ed appendici carnose molto simili a creste, la cui funzione, probabilmente, è sensoriale. Per tale motivo è stato denominato volgarmente Muso rognoso.

Queste le razze di Creature del Profondo che si ritrovano sulle spiagge dello Stretto.

Questi i Pesci Diavolo.

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Mauro Longo
Mauro Longo
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