Decameron dei Morti – la recensione di Alessandro Girola

CaptureArriva la prima recensione per il Decameron dei Morti. Il primo lettore-recensore conclamato è Alessandro Girola, che  condivide il suo commento sul libro nel suo blog Plutonia Experiment.

Decameron dei Morti (di Mauro Longo) – Recensione di Alessandro Girola

(Il grassetto è mio ed è usato con una certa autocelebrazione)

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Sinossi

“Dico dunque che già erano gli anni della fruttifera incarnazione del Figliuolo di Dio al numero pervenuti di Mille e Trecentoquarantotto, quando nell’egregia città di Fiorenza, che noi diciamo anco Firenze ed era allora la più bella di ogni altra città italica, pervenne la mortifera pestilenza dei Trapassati Redivivi.”

Dieci storie di altrettanti sopravvissuti raccontano i terribili avvenimenti di un’epoca oscura in cui l’Europa cadde nella morsa della mortifera pestilenza in grado di far rialzare i morti. Tre donne e sette uomini narrano le vicende loro e della compagnia in cui militano, in modo da lasciare un ricordo di quei terribili giorni, e perché la loro esperienza possa essere di aiuto alle generazioni future.

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Commento

Dopo mesi che non parlavo di zombie, questa è la terza recensione nel giro di tre settimane che riguarda un romanzo dedicato ai tanto amati ritornanti antropofagi di romeriana memoria.
Questa volta è il turno di un libro disponibile in solo formato digitale, nella duplice versione ePub e Mobi (quest’ultimo non è null’altro che il formato Amazon Kindle). Sto parlando del Decameron dei Morti, scritto da Mauro Longo, prendendo spunto dalle celebri novelle del Boccaccio, declinate però in una deliziosa riedizione horror/zombesca.

Non me ne vogliano gli altri autori recentemente recensiti, ma il Decameron di Longo è il senz’altro il migliore romanzo di zombie letto da qualche anno a questa parte, ossia dal giorno in cui finii quel capolavoro assoluto che è World War Z, di Max Brooks. Libri, il Decameron dei Morti e WWZ, che hanno tra l’altro diversi punti di contatto, come vedremo in seguito.

Ora, ciò che mi è piaciuto maggiormente del romanzo di Longo è il suo essere ambientato in un 1300 alternativo, in cui la peste nera narrata dal Boccaccio è sostituita da una pandemia zombesca di stampo piuttosto classico. Idea semplice, in fondo, ma soprendentemente buona, funzionale e vincente.
Tra l’altro non si tratta di un mero espediente di fortuna. Longo adotta un linguaggio consono al tempo, studiato nei minimi dettagli e capace di regalare un realismo pressoché totale alle novelle raccontate dai dieci protagonisti del Decameron. Non solo, la ricostruzione della Firenze dell’epoca risulta essere accurata, minuziosa, tanto che il lettore viene catturato da ciò che avviene nella città toscana, invasa dai morti, come accade anche in buona parte del resto d’Europa.

Inoltre l’ambientazione trecentesca regala delle sfumature eccezionali, con tutto quel giocare tra ignoranza e superstizioni che un evento terribile quale è una zombie apocalypse avrebbe (ipoteticamente parlando) davvero portato in un’epoca fatta ancora di poche luci e di molte tenebre.
Questo giocare sulle cause della resurrezione dei morti, tra ragioni medico/virali, religiose, magiche o quant’altro, regala al Decameron una serie di sfumature vagamente fantasy che risultano essere non solo godibili, bensì vere e proprie perle preziose.
Perle perché in un genere statico e ripetitivo quale è il filone zombesco ogni variante riuscita non può essere che frutto di un duro, geniale lavoro di fantasia e originalità.

Le dieci novelle sono tutte ben bilanciate, avvicenti, e regalano momenti di puro terrore e disgusto, cosa che altri autori ben più di lungo corso non sono mai riusciti a fare (non col sottoscritto, quantomeno).
Sempre nell’ottica di trastullarsi con una certa dose di originalità, pur senza tradire i canoni romeriani, Longo offre al lettore una serie di varianti sfiziosi, per esempio i terribili verri-zombie, forse i primi a portare la pestilenza a Firenze, oppure la missione segreta del crociato Raolino, che imputa alla Lancia di Longino, usata per punire degli eretici valdesi, la diffusione della peste dei morti.
Tutte supposizioni fatte dai vari personaggi, visto che l’autore non scivola nella tentazione di regalare facile infodump, e lascia la soluzione riguardo alla pandemia a livello di pure teorie non dimostrabili.

Ottima anche la classificazione che l’autore dà di varie categorie di zombie, a secondo di come essi sono trapassati e risorti. Abbiamo così le Carcasse, gli Afflitti e gli Scheletri, lenti e deboli, paurosi nella loro capacità di far massa, ma anche le Arpie, ossia quei ritornanti che hanno mantenuto i riflessi di quando erano vivi, e che quindi sono assai più veloci e pericolosi rispetto agli altri.
Dettagli, appunto, che impreziosiscono un romanzo ottimamente riuscito, che con una punta di italico orgoglio potrei definire una sorta di WWZ del Basso Medioevo, in versione horror-ucronica.

Una sola parola: compratelo.

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Mauro Longo
Mauro Longo
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