Il cuBit – La Forma del Pensiero Razionale

il Cu3it nei ricordi del suo creatore Alessio Iurman

Ecco le parole con cui Alessio Iurman mi ha raccontato la sua avventura col cuBit: come gli è venuta in mente l’idea e come si è evoluto il gioco nel tempo.

Buona lettura.

Valeria Barbera


cuBit – La Forma del Pensiero Razionale

di Alessio Iurman

Alessio Iurman

Il mio primo impatto con l’informatica risale al ’68, e mi sembrava di entrare in un film di fantascienza…

Scoprire che la logica ha una importante dimensione pratica, modulare, descrivibile come sequenza di alternative prevedibili, e gestibili attraverso formule scritte, superava la fantascienza ed entrava nella magia e nel fantasy!

Nelle chiacchierate tra colleghi, emergeva spesso l’idea che si trattasse di concetti di utilità generale, da inserire nella formazione scolastica. Ci sembrava, all’epoca, che la diagrammazione a blocchi fosse uno strumento adattabile allo scopo, quasi una specie di gioco o rompicapo.

Bene, nella seconda metà degli anni ’70, il CdC dell’Università di Trieste offriva corsi post laurea di informatica e tecniche di programmazione, tenuti in parte da noi tecnici.

Ben presto notammo la difficoltà degli studenti nel progettare correttamente le “semplici” espressioni logiche necessarie a far funzionare gli algoritmi richiesti.

L’errore più frequente era la sostituzione di “non minore” con “maggiore” anziché con il corretto “maggiore o uguale”.

Va detto, anche, che la pur rigorosa disamina attraverso le tavole di verità non era di grande aiuto.

Saltuariamente, ripensavo alla cosa, poi non so come, l’immagine del “blocco” IF, un rombo, mi apparve come un cubo, che permetteva una mappatura dei corretti complementi logico/insiemistici sulle facce opposte del cubo, stante il fatto fortuito che le coppie dei complementi sono 3.

Questa forma suggeriva sviluppi ludici (dadi, schiere) e ci dedicai qualche ricerca, con risultati altalenanti, anche come mio esercizio di programmazione un po’ spinta.

Poi, nel 2005, avevo cominciato a frequentare l’atelier di Paolo Cervi Kervischer, che teneva corsi di disegno e “conversazioni” di storia dell’arte, da cui credo di avere appreso nuovi modi di “guardare” le cose. Aggiungo anche che secondo me, lo sviluppo di software applicativi richiedeva una ampia visione delle cose, e al tempo stesso, la progettazione di algoritmi mi appariva come la ricerca delle soluzioni di un rompicapo.

Fino a quel momento, verso il 2008, avevo considerato solo l’opposizione delle facce, senza curarmi troppo dell’orientamento delle formule, ma ora le “viste” disordinate disturbavano il mio migliorato senso estetico.
Ebbene, la nuova disposizione, più leggibile, rivelava una sorprendente particolarità delle formule convergenti allo stesso vertice!


– Devo fare, in ritardo, una precisazione sulle formule; ho usato i simboli Bianco e Nero perché evidenziano la natura di coppia cartesiana tra insiemi distinti, che nella consueta notazione algebrica a;b non si coglie. Per evidenziare poi la relazione tra forma e funzione, mi parve carino il titolo cuBit… Inoltre, l’abbinamento con due normali dadi da gioco, uno con i punti neri e l’altro bianchi, facilitava l’approccio e dava una sensazione ludica. O almeno così speravo.

Ebbene, ciascuno degli 8 vertici risultava comune ad una terna significativa di formule: un vertice, alle formule < = >; quello opposto, ovviamente, ai loro complementi; un altro vertice mostrava le formule < , <> ; <=, le quali possono essere tutte e 3 vere, ma mai tutte false; va da sé che il vertice opposto mostri le tre complementari, che possono essere tutte false e mai tutte vere.

A quel però il supporto cubo/dado non rispecchiava le nuove proprietà, occorreva differenziare opportunamente i vertici; anche qui intervenne l’estetica, e feci ricorso ai colori ed alla forma, secando i sei vertici complessi secondo una certa profondità, e colorandoli a mia scelta.
A quel punto, dovetti studiare un modo per fare dei prototipi economici, ed optai per il cartoncino; la ricerca degli opportuni sviluppi bidimensionali, è stata una impresa eroica ma stimolante!

Raggiunto un risultato appena sufficiente, ne parlai con il maestro Cervi Kervischer, che ne rimase colpito, e mi convinse a svilupparne il lato artistico, secondo la sua visione multidisciplinare dell’arte. Non senza fatica, riuscì a convincermi a progettare una mostra presso la Sala Comunale d’Arte di Trieste.
Presentai quindi il mio progetto alla commissione incaricata della selezione, che con mia grande sorpresa, approvò il mio anomalo progetto di “artematica” e mi mise in calendario per l’ottobre 2011.

Va detto che i miei molti dubbi, o meglio terrori, furono sopiti grazie all”incoraggiamento dei compagni di corso, ed anche dalla approvazione di altri valenti artisti e critici, tra i quali il compianto Edward Zajec, pioniere della computer art e docente alla Syracuse Università, e la concittadina Graziella Valeria Rota, artista visuale e concettuale, critica ed animatrice culturale. Sento anche il dovere di citare e ringraziare Andrea Verona, che ha reso possibile la realizzazione della principale opera da esporre: un telaio di legno di 2m x 2m, che sosteneva il profilo del cuBit, realizzato con un cordino bianco, fissato con fili di naylon…

Per rendere più vivace la cosa, durante la mostra, ritagliavo ed assemblavo pubblicamente i miei cuBit, e donavo a chi lo gradiva, una stampa uguale a quelle che usavo io, per cimentarsi nel non facilissimo lavoro. Molti hanno gradito il dono e completato l’opera!


Ah, avevo intitolato pomposamente, e con un bel po’ di arroganza creativa, “cuBit – La Forma Del Pensiero Razionale“, e la cosa mi divertiva…
Anche alcuni noti artisti e critici hanno espresso i loro favorevoli giudizi sulle opere esposte; tra questi, Giulio Montenero, Furio de Denaro, Franco Vecchiet, Paolo Beccari

Conclusa questa prima esperienza, trovai che qualcosa non mi soddisfaceva del tutto nella profondità dei “tagli” ai vertici, ci vedevo troppi spigoli, ed inoltre le sezioni triangolari erano un po’ piccole per consentire un appoggio stabile.
Optai allora per la massima profondità possibile, cioè pari alla metà degli spigoli formanti il triedro.

Una piccola digressione: l’evoluzione del cuBit è stata un processo di “osservazione” ben più che di “invenzione”, per quanto anch’essa necessaria nelle fasi “artigianali”…

Dunque, il primo prototipo del nuovo cuBit era un poliedro a 12 facce, 6 delle quali a forma di triangolo equilatero, le altre, poligoni non regolari.
La nuova forma appariva più severa e forse meno “carina”, ma rivelava diversi interessanti ed inattesi aspetti:

  • artematica“: l’incisione più famosa del mondo è il Melencholia I, di Durer, nel quale è riprodotto uno strano poliedro, abbinato ad un noto quadrato magico, e tutt’ora oggetto di studio; il m.o Cervi, per primo, colse le curiose attinenze estetiche e concettuali con il poliedro cuBit.
  • percezione 1“: nella nuova forma, l’origine cubica sembrava scomparire, e, a tratti, appariva più “grande” del cubo di partenza.
  • percezione 2“: un giovanissimo e brillante allievo dell’atelier (che citerò appena recupero il nome), notò che una proiezione del poliedro coincideva con un esagono regolare, e permettere a quindi il taglio del solido in due parti di forma uguale… questo originava un semplicissimo ma sorprendente rompicapo.
  • insiemi 1“: osservando uno dei vertici secati (poniamo che sia quello con =, <=, =>), si potrà notare un “orientamento” che pone a sinistra l’intersezione dei due di destra; potremo aggiungere utilmente che un loro AND renderebbe simmetrica l’implicazione da sinistra a destra, ma non così il loro OR…
  • insiemi 2“; la terna opposta a questa, ovvero la <>, <, >, risulterà invece orientata verso l’unione, il loro AND sarà vuoto ed il loro OR indefinito.
  • insiemi e logica“: qui viene il bello… Capovolgendo tra loro le terne, passiamo da una all’altra delle leggi di De Morgan nella loro formulazione insiemistica, ma facilmente convertibile in quella logica. Tutto questo, a mio avviso, rendeva il cuBit un vero e proprio Abaco.

Con mia scarsa lungimiranza, pensai che una roba del genere sarebbe facilmente divenuta popolare… I consensi ed i plausi non mancavano, ma si fermavano li, in mancanza di una valida strategia, e di “testimonial” di un certo peso, nonostante le numerose positive pubbliche presentazioni…

Ecco un elenco che per ora limito ai punti che hanno causato evoluzioni…

  • nel 2012 il prof. A. Sgarro fa aggiungere il cuBit alla tesi triennale in matematica, dedicata al calcolo combinatorio, della laureanda Giulia Linassi, che gli dedica un capitolo. Ne seguirà un seminario del Centro di Ricerca Didattica dell’UTS – Formazione degli insegnanti.
  • 2014 – 2015: la dott.ssa D. Arbulla, curatrice del Civico Museo di Storia Naturale di Trieste, allestisce una sala “gioco didattica”, invitandomi a contribuire con i miei prototipi. Accetto ovviamente, ma occorre un tutoraggio per i visitatori; i miei tentativi di compilare una brochure si avvicinano all’idea di un incubo mortalmente noioso. Fortunatamente, arriva una ispirazione: esplodere le 6 formule cuBit ed i 12 valori Bianco; Nero in una serie di tessere mobili, abbinate ad un board su cui comporre combinazioni significative ma anche facili da descrivere ed interpretare. E qui salta fuori un’altra sorpresa: una sequenza di ricombinazioni, abbastanza intuitiva, delle 18 tessere, ha le qualità di un rompicapo solitario ma anche convertibile in forme competitive. Con grande sforzo, riesco anche a realizzare una prima emulazione su PC del nuovo solitario. Seguirà un periodo di incontri mensili, le “Mattinate Gioca e Osserva” durante le quali potei, pure io, “osservare” le reazioni dei visitatori, positive in massima parte. In seguito, seguendo gli avvicendamenti e i nuovi dettami delle burocrazie, la Sala Gioco Didattica fu dismessa, e lo spazio riservato ad altre esposizioni scelte dai vertici, e le Mattinate ebbero termine.

Seguono molte esperienze più o meno significative, in biblioteche, scuole, associazioni ludiche…

Una promettente collaborazione con un importante Istituto Comprensivo di Trieste inizia nel novembre 2019 con un laboratorio a classi riunite (ottanta allievi e sei insegnanti), molto apprezzato da tutti. Subito dopo, il Covid-19 ci mise la coda…


Purtroppo i ricordi di Alessio si interrompono qui. Li completerò io.

Alessio scoprì che un giovane autore di Trieste, Fabio Aloisio, anche lui affascinato dal cuBit, aveva incentrato un suo racconto di fantascienza su questo oggetto, che nella storia era un manufatto alieno. L’autore aveva inviato il racconto al Premio Short Kipple, vincendolo.

Alessio era così felice…

In seguito iniziò a pensare a un Kickstarter per il cuBit.

In quell’ultima estate, stava definendo il progetto con l’aiuto di un’insegnante di Trieste.

E poi c’erano altri sogni che sperava di realizzare…

La sua storia con il cuBit ha avuto una pausa. Noi cercheremo di proseguirla…

Ciao, Alessio.

Valeria Barbera
Valeria Barbera

Valeria Barbera ha studiato fisica e lavorato nel campo informatico. Ha scritto il romanzo "Eroe in prova", lo storico-weird "Belve feroci" e racconti pubblicati in antologie e riviste, tra le quali Robot, Urania Collezione 176 e Distòpia, Urania Millemondi 87. La sua pubblicazione più recente è l'antologia Distopia vs Utopia, curata in coppia con Andrea Tortoreto.

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