Gioco che costruisce, azzardo che distrugge
Venerdì 23 gennaio, alle ore 17.30, la Sala Don Bosco di Via San Giovanni Bosco 14 a Sampierdarena ha ospitato un convegno organizzato dalla campagna “Mettiamoci in Gioco”, di cui come Arci la Dimora siamo parte attiva. L’incontro, introdotto da Filippo Dapino, Consigliere del Municipio II, e aperto da Vanda Valettini di MiG Genova, ha riunito la comunità per una riflessione urgente. Con gli interventi del psichiatra Giorgio Schiappacasse, del senatore Lorenzo Basso e di Don Armando Zappolini, portavoce nazionale di Mettiamoci in Gioco, e il prezioso contributo del pubblico, è emerso con chiarezza il distinguo che guida anche il nostro impegno quotidiano: esiste un gioco sano, che crea legami e comunità, e un azzardo patologico che, al contrario, le disgrega e le impoverisce.

L’azzardo come “fabbrica di povertà”
Come sottolineato dal dottor Giorgio Schiappacasse, “L’azzardo è una fabbrica di povertà”, un meccanismo che genera impoverimento economico, relazionale e sociale. I dati nazionali parlano di 1,5 milioni di persone con dipendenza da gioco d’azzardo in Italia, a cui si aggiungono quasi altrettante con comportamenti a rischio. Per la nostra realtà locale, le stime sono altrettanto allarmanti: si stima che a Genova siano tra le 20.000 e le 30.000 le persone dipendenti, con un coinvolgimento complessivo che sfiora le 70.000 persone.
Dietro questi numeri ci sono storie di vite sconvolte. Al convegno sono stati portati esempi concreti e drammatici, come quello di un’anziana di 75 anni che ha sperperato 50.000 euro alle slot machine, finendo per aver bisogno di un amministratore di sostegno. Sono le storie di famiglie distrutte, di fiducia tradita, di risparmi di una vita evaporati nel giro di pochi mesi. Questo impoverimento non è solo economico, ma anche sociale: l’azzardo patologico porta all’isolamento, al degrado dei quartieri e alla “desertificazione commerciale”, dove alle attività di vicinato si sostituiscono sale giochi anonime. È proprio contro questo deserto relazionale ed economico che, insieme ad altre realtà del territorio, promuoviamo una rete alternativa.
Dalla stanza allo schermo: l’offerta che non dorme mai
Uno dei focus principali è stato l’analisi dell’evoluzione dell’offerta. Se un tempo il gioco d’azzardo era confinato in spazi e tempi limitati, oggi è diventato pervasivo. Slot machine, videolottery, gratta e vinci, sale bingo e la piattaforma infinita del gioco online creano un’esposizione continua.
Il canale online, in particolare, rappresenta una sfida senza precedenti. Disponibile 24 ore su 24, accessibile da qualsiasi dispositivo, con meccaniche studiate per favorire la ripetizione della giocata, ha amplificato a dismisura i rischi di dipendenza. Non è un caso se oggi il gioco online è uno dei segmenti a più rapida crescita nel settore.
A questo si aggiunge il martellante impatto della pubblicità, fortemente criticata durante il dibattito. La comunicazione del gioco d’azzardo fa spesso leva sull’insicurezza economica e sul desiderio di un riscatto sociale facile, creando un’illusione pericolosa e spingendo le persone più vulnerabili nella trappola. Come ha ricordato il Senatore Lorenzo Basso nel suo intervento: “Il primo grande inganno della politica è colpevolizzare chi gioca, non colpevolizzare chi induce a giocare sapendo che c’è un inganno”.

Il Gioco Sano: l’alternativa che rafforza il tessuto sociale e caratterizza la nostra azione
In netto contrasto con questo quadro, vogliamo sottolineare il valore positivo del gioco sano e responsabile, una concezione che è il cuore della nostra azione in Arci la Dimora e nella rete di comunità che stiamo costruendo. Per noi, il “gioco” è quell’attività ludica il cui fine è la socialità, l’allenamento della mente, lo svago condiviso, il confronto leale. È il gioco di società tra amici, l’attività ricreativa nei circoli, il torneo sportivo di quartiere: momenti che promuoviamo attivamente come antidoto all’isolamento.
Questo tipo di gioco, che vogliamo diffondere, ha caratteristiche opposte all’azzardo:
- Costruisce relazioni: nasce e si sviluppa nella condivisione e nella reciprocità.
- Ha un limite chiaro e condiviso: di tempo, di impegno e di intensità, dove il divertimento non è mai a scapito di qualcuno.
- Il fine è il processo stesso (divertirsi, stare insieme, crescere), non il risultato economico.
- Rafforza la comunità: crea spazi aggregativi sani, inclusivi e protetti, che è la mission della nostra “comunità del gioco sano”.
Promuovere questa cultura del gioco significa quindi promuovere salute sociale, offrire alternative concrete alla solitudine e alla noia che spesso sono il terreno fertile per l’avvicinamento all’azzardo. È un lavoro di prevenzione attiva che portiamo avanti insieme alla campagna “Mettiamoci in Gioco” e a tante altre realtà associative del territorio.
Le risposte della comunità, dei servizi e della politica
Il convegno al Don Bosco non si è fermato alla denuncia, ma ha delineato con precisione le strade da percorrere per una risposta efficace, che deve essere integrata e multilivello. Don Armando Zappolini, portavoce della campagna, ha sottolineato il ruolo insostituibile della comunità.
La comunità e il terzo settore sono in prima linea. A Genova come in altre parti d’Italia, realtà come la nostra, la Caritas, il volontariato e i gruppi di auto-aiuto (come i Giocatori Anonimi) svolgono un lavoro insostituibile di supporto immediato, ascolto e reinserimento sociale. La campagna “Mettiamoci in Gioco” stessa, che riunisce associazioni, enti locali e operatori dei SERT, è un esempio di come la società civile possa organizzarsi per contrastare il fenomeno, e noi siamo orgogliosi di contribuire come possiamo a questo percorso collettivo.
I servizi sanitari hanno il compito cruciale della cura. Il Disturbo da Gioco d’Azzardo (DGA) è una dipendenza comportamentale riconosciuta e inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). In Liguria, i Servizi per le Dipendenze (SERD) dell’ASL offrono percorsi di cura specializzati. Ad esempio, l’ASL3, in collaborazione con il privato sociale, ha promosso progetti come “Game Over – L’azzardo divora”, dedicati alla prevenzione e al trattamento. Chi ha bisogno di aiuto per sé o per un familiare può contattare i SERD territoriali, le cui sedi sono diffuse in tutta la regione.
La politica è chiamata a fare la sua parte con regole chiare e coraggio. Esistono strumenti legislativi, come la Legge Regionale 17/2012 in Liguria, che prevede limiti alle distanze da luoghi sensibili (scuole, chiese) e restrizioni alla pubblicità. Tuttavia, come emerso dal dibattito con il Senatore Basso, spesso la mancata piena applicazione di queste norme ne vanifica l’efficacia. È necessario un impegno più deciso a tutti i livelli: dal Comune, che può adottare regolamenti stringenti, alla Regione e allo Stato, chiamati a legiferare su pubblicità, offerta online e a evitare che le entrate fiscali dal gioco creino una perversa dipendenza finanziaria delle istituzioni dal settore stesso.

Una chiamata collettiva alla responsabilità
Il convegno presso il Don Bosco si è concluso con un messaggio di responsabilità collettiva, rafforzato dagli interventi del pubblico che hanno portato esperienze e domande concrete. Combattere l’azzardo patologico non è compito di pochi, ma di tutta la comunità. Informarsi, parlare del problema senza stigma, segnalare situazioni a rischio, sostenere le attività di gioco sano del territorio, pretendere che le istituzioni applichino le leggi esistenti: sono queste le azioni concrete che ognuno può intraprendere.
La differenza tra gioco e azzardo è la differenza tra ciò che unisce e ciò che divide, tra ciò che arricchisce la vita sociale e ciò che la depreda. L’incontro di Sampierdarena ha tracciato una strada chiara: costruire comunità resilienti è la risposta più forte alla “fabbrica di povertà” rappresentata dal gioco d’azzardo patologico. È la strada che percorriamo con la nostra rete per una comunità del gioco sano, convinti che promuovere un’alternativa di relazione e benessere sia l’investimento più importante per il futuro della nostra città. Il lavoro di quanti hanno partecipato e contribuito all’incontro, ora, continua fuori dall’aula, in ogni strada, famiglia e istituzione, sulla scia dell’impegno condiviso emerso venerdì 23 gennaio.
per contattare Mettiamoci in Gioco scrivi a mettiamociingioco.liguria@gmail.com



