Un incontro del nostro MerCoLibrì ha esplorato le profondità dell’ultimo, ambizioso romanzo di Nicoletta Vallorani, Ogni cosa e nessuna (edizioni Zona42, ottobre 2025). La chiacchierata – di cui è disponibile la registrazione video – ha svelato un’opera complessa e potente della fantascienza italiana contemporanea. Non un semplice racconto distopico, ma un intricato affresco narrativo che, attraverso due binari paralleli destinati a convergere, indaga con coraggio la violenza sistemica, la libertà del corpo, la costruzione dell’identità e la forza rivoluzionaria della comunità.

Due percorsi verso la convergenza
Il primo elemento che emerge con forza dall’analisi è la struttura narrativa. Ogni cosa e nessuna si sviluppa infatti lungo due piste parallele, due filoni di coscienza e azione che procedono apparentemente separati, ponendo al lettore – e ancor più all’autrice – una sfida compositiva di alto livello. L’abilità di Vallorani si misura proprio nella capacità di costruire queste due traiettorie in modo che la loro convergenza finale non sia un semplice accostamento, ma un’unificazione necessaria, emotivamente convincente e narrativamente esplosiva. Questa scelta non è un mero esercizio di stile, ma riflette il cuore tematico del libro: la ricerca di una connessione, di una sintesi tra diversità radicali per generare un nuovo, possibile futuro. Il titolo stesso, Ogni cosa e nessuna, diventa così una perfetta chiave di lettura per questa struttura e per l’essenza stessa dei suoi protagonisti.
I due volti della resilienza: Giuda e Medusa
A incarnare questi due binari sono i protagonisti della storia.
Da un lato c’è Giuditta, detta Giuda, una donna che vive in una società futura e oppressiva, segnata da un controllo ferreo sul corpo femminile e sulla riproduzione. Il suo percorso è un viaggio attraverso i meccanismi di una violenza normalizzata, dove la resistenza assume le forme della sopravvivenza quotidiana e della ricerca disperata di autonomia.
Dall’altro lato, un’entità completamente altra: Medusa. Non la Gorgone del mito, ma un essere alieno, fluido, collettivo e in continua trasformazione. Medusa rappresenta l’Altro per eccellenza, una coscienza non umana che osserva, assorbe e infine si relaziona con il mondo caotico e brutale degli umani. La sua “gioventù” allude a un processo di apprendimento, di crescita e di definizione di sé in rapporto a un contesto ostile. La sua natura fluida, il suo essere potenzialmente “ogni cosa e nessuna”, è la chiave di volta simbolica del romanzo: è l’antitesi della rigidità del potere, l’emblema della possibilità di cambiare forma, identità e strategia per sopravvivere e, forse, prevalere.
Il corpo come campo di battaglia
La discussione al MerCoLibrì ha messo in luce come Ogni cosa e nessuna affronti con straordinaria lucidità alcuni dei nodi cruciali del nostro presente e dell’immaginario distopico.
Il romanzo non si limita a rappresentare atti di violenza, ma anatomizza il sistema di potere che la produce e la giustifica. È una critica feroce a un ordine sociale che vede nel corpo femminile un territorio da controllare, disciplinare e sfruttare. La violenza non è episodica, è strutturale, e la narrazione ne mostra i meccanismi politici, giuridici e mediatici con una precisione che ricorda le distopie più acute di Margaret Atwood.
Uno dei temi più pregnanti è l’indagine sulla maternità come scelta e come imposizione. Vallorani esplora le pressioni sociali, i ricatti emotivi e le vere e proprie costrizioni legislative che gravano sulla libertà riproduttiva. In questo contesto, la sterilità – o meglio, la scelta di non generare – emerge non come una mancanza, ma come una forma radicale di resistenza all’oppressione. È un rifiuto di partecipare a un sistema che vuole corpi docili e funzionali, un atto di sovranità personale in un mondo che la nega.
Identità fluida e trasformazione
Attraverso il personaggio di Medusa, il romanzo abbraccia il concetto di identità fluida e non binaria, esplicitamente evocato dal titolo Ogni cosa e nessuna. La capacità di trasformarsi, di essere multipla e indefinibile, diventa una metafora potente della necessità di adattamento e di superamento di categorie rigide. In un mondo che cerca di incasellare e dominare, la fluidità è una strategia di liberazione e di fuga. Questo tema collega idealmente l’opera al pensiero di autrici come Ursula K. Le Guin, maestra nell’immaginare società e identità alternative.
Comunità e solidarietà come pratica rivoluzionaria
Forse il messaggio più potente e ottimistico che emerge dal romanzo è la celebrazione della comunità intenzionale e della solidarietà. Di fronte a un potere centrale totalizzante, la risposta non è solo individuale. La speranza, come sottolineato nella chiacchierata, risiede nella capacità di creare piccoli collettivi resistenti, reti di mutuo soccorso e di affetto che si sottraggono al controllo e ricostruiscono dal basso un senso di umanità. È un’idea di rivoluzione silenziosa, basata sulla cura e sulla condivisione, che riecheggia le “comunità di pratica” descritte in molta letteratura utopica.
Un ricco tessuto di riferimenti culturali
L’incontro ha evidenziato come Ogni cosa e nessuna dialoghi costantemente con un ricco patrimonio letterario e scientifico. Oltre ai già citati Atwood e Le Guin, sono emersi parallelismi con la scrittura cinica e umana di Kurt Vonnegut e con le riflessioni sulla clonazione e l’uso dei corpi di Kazuo Ishiguro (in Non lasciarmi). Suggestivo anche l’accostamento a L’Unità di Ninni Holmqvist per la trattazione del controllo sociale.
Ma i riferimenti vanno oltre la narrativa. Vallorani attinge a concetti scientifici per costruire la sua metafora. La teoria degli stormi – dove l’intelligenza collettiva emerge da semplici regole seguite dai singoli – diventa una potente immagine di coesione, libertà e bellezza organizzata, contrapposta al disordine violento della società umana. Allo stesso modo, accenni alla termodinamica dei sistemi complessi aiutano a pensare al caos e alla trasformazione non come a un male, ma a una proprietà intrinseca della vita.
Un romanzo necessario per il nostro immaginario
Ogni cosa e nessuna è, in definitiva, un romanzo necessario. Non elude le ombre del nostro tempo – la violenza di genere, la manipolazione mediatica, l’emergenza climatica, la crisi delle relazioni – ma le affronta attraverso la lima dell’immaginazione radicale. Lo fa proponendo non una semplice condanna, ma una topografia della resistenza e, soprattutto, un inno alla possibilità.
La convergenza finale delle due narrative, l’incontro-scontro tra il “qui e ora” di Giuda e l'”altrove” della giovane Medusa, lascia al lettore un messaggio di speranza attiva. La salvezza, sembra suggerire Vallorani, non arriva da un salvatore esterno, ma nasce dall’alleanza inattesa, dalla capacità di imparare dall’Altro (anche il più alieno), e dalla costruzione ostinata di piccoli mondi giusti dentro al mondo ingiusto. Il titolo, nella sua ambigua pienezza, racchiude proprio questo: la potenza di essere, come Medusa, “ogni cosa” attraverso la connessione comunitaria, e “nessuna” cosa definibile e quindi controllabile per il potere.
Per chi volesse esplorare ulteriormente questi orizzonti, oltre ai testi già citati, la discussione del MerCoLibrì rimanda a un immaginario in cui la fantascienza si conferma come il laboratorio più adatto per dissezionare il presente e immaginare – con paura, ma anche con coraggio – i futuri possibili.
La registrazione video della completa e avvincente chiacchierata su “Ogni cosa e nessuna” e il suo personaggio centrale, la giovane Medusa, è disponibile, come di consueto, qui sotto. Un approfondimento imperdibile per appassionati di letteratura dell’immaginario, studi di genere e per chiunque creda nel potere della narrativa di illuminare il nostro mondo.



