La trama del destino: chiacchierata con Fiorella Borin su “Ananke”

Il MerCoLibri, la rassegna dedicata alle voci dell’immaginario de “La Dimora”, inaugura il 2026 con un incontro di straordinaria intensità. Ospite della serata, l’autrice Fiorella Borin, che ha presentato la sua ultima fatica letteraria: “Ananke”. Un’opera breve ma densissima, che si muove tra le pieghe della Storia e le coincidenze del presente. In questo articolo esploriamo i temi emersi durante la chiacchierata, tra diari ritrovati, ferite di guerra e la musica della parola.

Il ritorno del MerCoLibri

Il calendario del 2026 per la nostra comunità si è aperto sotto il segno della necessità. Non poteva esserci scelta più emblematica di quella fatta per il primo mercoledì dell’anno: ospitare Fiorella e la sua opera Ananke, pubblicata proprio il giorno precedente all’incontro nella prestigiosa collana Frattali di Delos Digital curata da Maurizio Cometto.

Le nostre chiacchierate nascono con l’intento di esplorare l’immaginario in tutte le sue declinazioni, ma con Fiorella il dialogo ha assunto una sfumatura profonda e quasi viscerale. Sebbene lei si sia mossa spesso nel solco del romanzo storico, qui la sua scrittura trascende la cronologia per farsi indagine sull’animo umano. L’incontro, coordinato da Mario e Giovanna, ha dovuto affrontare anche qualche piccola sfida tecnica — blackout audio e video che hanno reso la diretta a tratti intermittente — ma che, paradossalmente, ha sottolineato l’autenticità di un dialogo che non voleva farsi fermare.

Ananke: scrivere sul muro della Storia

Il titolo del libro, Ananke, ci proietta immediatamente in una dimensione classica. Come ricordato durante la serata, Ananke è il Destino, la Necessità, quella forza ineluttabile che lega gli eventi e le persone in una trama spesso invisibile ma non per questo meno vincolante.

Fiorella ha spiegato come questo sia il perno attorno a cui ruotano le circa 70 pagine del volume. Non si tratta di un romanzo tradizionale, bensì di una raccolta di “lampi”: brevi capitoli, quasi delle istantanee, che mettono a fuoco singolarmente personaggi apparentemente distanti ma uniti da un nucleo narrativo comune. Il punto di convergenza è la vigilia di Natale del 1945, un momento di sospensione temporale in cui il mondo (e dentro il mondo le persone), appena uscito dal baratro della Seconda Guerra Mondiale, cerca di ricomporsi tra le macerie materiali e morali.

L’interrogativo che attraversa l’opera è essenziale nella sua semplicità: gli eventi che ci accadono sono frutto di un caso caotico o rispondono a una “provvidenza” (o a una crudeltà) necessaria? Fiorella invita il lettore a osservare come anche il dolore più atroce, se inserito in un atto di testimonianza, possa trovare una dimensione pacificatrice.

La memoria come dovere

Un punto cardine della conversazione è stato il percorso personale dell’autrice. Fiorella scrive dal 1989, con un curriculum che viaggia dai concorsi letterari alle riviste femminili, fino ai racconti e ai romanzi storici. Tuttavia, è nel 2012 che la sua pratica di scrittura subisce una metamorfosi profonda, trasformandosi in una missione di memoria.

Il motore di questa trasformazione è l’archivio familiare: i diari del padre, capitano dell’esercito impegnato durante la seconda Guerra mondiale nella campagna di Russia (e precisamente nella regione del Donbass, luogo tristemente presente nelle cronache di oggi), sono diventati la fonte primaria di una ricerca che è al tempo stesso storica e spirituale. Durante l’incontro, è emerso con forza il senso di debito che Fiorella avverte verso le voci del passato. Scrivere di chi non c’è più non è solo un esercizio di stile, ma un dovere di testimonianza.

I luoghi del dolore: da Arbe a Stazzema

Ananke tocca punti nevralgici della nostra coscienza collettiva, spesso dimenticati o trascurati dalla storiografia ufficiale. Durante la chiacchierata si è parlato a lungo del campo di concentramento fascista di Arbe, in Jugoslavia, una pagina oscura della nostra storia nazionale. Fiorella ha descritto con precisione e partecipazione la sofferenza dei deportati, collegandola ad altri episodi emblematici come quelli di Stazzema o la ritirata dal Don.

La ricerca che sottende il libro è stata mastodontica: l’autrice ha citato la consultazione di oltre cento testi sulla Seconda Guerra Mondiale, viaggi, studi d’archivio e l’analisi di documenti storici come la Circolare 3C del generale Roatta, che autorizzava il massacro nei territori occupati (Chiarire bene il trattamento dei sospetti, perché mi pare che su 73 sospetti non trovar modo di dare neppure un esempio è un po’ troppo. Cosa dicono le norme della 3C e quelle successive? Conclusione: SI AMMAZZA TROPPO POCO! cit. generale Robotti).

In questo contesto, il destino — l’Ananke del titolo — si manifesta nella tragica ineluttabilità della guerra, ma anche nella capacità degli individui di resistere e di tramandare la propria umanità, riannodare i fili e le vite spezzate.

La genesi emotiva: tra Gaza e coincidenze

Un momento particolarmente toccante della chiacchierata ha riguardato le motivazioni che hanno spinto Fiorella a scrivere Ananke proprio ora. L’autrice ha confessato che il motore emotivo principale è stata la reazione all’attualità, con un riferimento esplicito al conflitto a Gaza. Vedere la storia ripetersi, vedere l’orrore tornare a manifestarsi con le stesse dinamiche del passato, ha evocato la necessità di una scrittura che fosse ricomposizione del trauma.

A questo si aggiunge un aneddoto quasi metafisico raccontato durante l’incontro. Fiorella ha descritto un viaggio in treno durante il quale, attraverso incontri casuali, si è imbattuta in persone che riconducevano direttamente a luoghi e vicende legati a suo padre: Praga, l’internamento, Stazzema. Questi non sono stati percepiti come semplici casi, ma come “segni” — frammenti di una rete di coincidenze — che le indicavano la strada da percorrere.

Uno stile tra musica ed eleganza

Non si può finire di parlare di Ananke senza menzionare lo stile di Fiorella. La sua formazione (dal liceo Classico al Conservatorio) si riflette in una prosa che durante l’incontro è stato definito musicale, elegante e capace di trascinare il lettore. Nonostante la brevità, il libro possiede una grande forza evocativa, ottenuta grazie a un montaggio a più prospettive che durante la chiacchierata è stato paragonato alla rete di coincidenze dei romanzi di Douglas Adams, o, negli altri racconti pubblicati dalle collane Historic Crime o Innsmouth alle atmosfere misteriose alla Martin Mystère.

Le influenze letterarie dichiarate dall’autrice sono un pantheon del meglio della letteratura mondiale: da Joseph Roth a Curzio Malaparte, da Mario Rigoni Stern a Giulio Bedeschi. Ma emergono anche echi di Dickens, Balzac, Pavese e Neruda, fino all’ironia sottile di Mark Twain e Wodehouse o alla variazione linguistica di Camilleri e Gadda. Questa pluralità di voci contribuisce a creare un’opera stratificata, dove la leggerezza della forma accoglie la profondità del contenuto.

Riflessioni finali

Ananke non è solo un libro sulla guerra; in un mondo che sembra smarrire la memoria, questo è un libro su persone che trovano un senso al dolore attraverso la ricomposizione di storie, eventi, sensazioni che si incastrano le une alle altre formando alla fine un’unica trama. Vi invitiamo a scoprire quest’opera e a esplorare la bibliografia citata durante l’incontro.

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