Game Day: quando giocare diventa una cosa seria (e bellissima)

Il gioco è solo un passatempo? Assolutamente no. Domenica, ospiti del Circolo Arci Vega nell’ambito del Festival dei Diritti, abbiamo smontato questo pregiudizio pezzo per pezzo durante il talk del Game Day.

Moderati da Daniele Bencivenga, ci siamo confrontati sul ruolo cruciale che l’attività ludica ricopre non solo per i bambini, ma per tutte le età. Il gioco è un diritto, uno strumento di crescita e, soprattutto, un potente collante sociale.

tre sguardi diversi, un unico obiettivo

L’incontro ha messo a confronto tre realtà genovesi che usano il gioco in modi molto diversi, ma complementari:

  • il gioco come ponte sociale: Vittorio, psicologo in formazione, ci ha raccontato l’esperienza di Giochi al Pesto. Il loro lavoro a Villa Ronco (Sampierdarena) dimostra come il gioco da tavolo e di ruolo sia un alleato fondamentale per contrastare l’isolamento sociale, specialmente per i giovani in condizione neet (che non studiano né lavorano). Creare uno spazio sicuro e non giudicante permette di riattivare le relazioni e le competenze personali.
  • l’arte marziale digitale: Claudio Canavese di Zanshin Tech ci ha portato nel mondo del videogioco educativo. Ha tracciato una linea netta tra i giochi “freemium” progettati per creare dipendenza (la famosa scarica di dopamina immediata) e il videogioco consapevole. Utilizzare software open source come Minetest nelle scuole trasforma il gaming in uno strumento per sviluppare il pensiero critico, il lavoro di squadra (la serotonina della soddisfazione a lungo termine) e la consapevolezza sui propri dati digitali.
  • narrazione e cultura: Per La Dimora, Mario Pesce ha sottolineato il valore culturale del gioco. Il fantastico e il gioco di ruolo non sono fuga dalla realtà, ma strumenti per reinterpretarla. Progetti come “Giocare l’Avventura”, che ha portato gli studenti a scrivere racconti ambientati nella Genova medievale, dimostrano come l’immaginario condiviso possa diventare un veicolo potente per imparare la storia e scoprire se stessi.

oltre lo stigma

La conclusione è chiara: dobbiamo smettere di giustificare il gioco come un’attività di serie B. Che si tratti di tirare i dadi, programmare un mondo virtuale o narrare una storia insieme, stiamo esercitando un diritto fondamentale: quello di crescere, imparare e connetterci con gli altri.

Il Game Day ci ha ricordato che, facendo rete tra associazioni e cittadinanza, possiamo trasformare il gioco in uno strumento di inclusione reale.

🎥 guarda il talk completo

Volete approfondire gli interventi e ascoltare le voci dei protagonisti? Qui sotto trovate la registrazione integrale dell’incontro.

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Redazione
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