Piccoli oggetti per grandi storie (con Alice Cervia)

A volte le storie più grandi non hanno bisogno di centinaia di pagine per fare rumore. A volte basta un oggetto minuscolo, una “statuina” appunto, per aprire un portale su un mondo intero. Di questo, e di molto altro, abbiamo parlato nell’ultimo MerCoLibrì della Dimora ospitando Alice Cervia, autrice della raccolta “Statuine”, uscita per la collana Frattali (curata da Maurizio Cometto per Delos).

oggetti che diventano portali

La chiacchierata ci ha portato a viaggiare nel cuore del libro: una serie di micro-racconti legati da una cornice visiva molto particolare. Le statuine del titolo non sono da intendere alla lettera, ma funzionano come vere e proprie “ancore” o portali. Alice ci ha raccontato come il suo stile sia volutamente asciutto ed essenziale. Non aspettatevi descrizioni barocche: qui si lavora per sottrazione. L’autrice fornisce l’immagine netta, concreta, ma lascia al lettore il compito (e il piacere) di riempire gli spazi bianchi con la propria immaginazione.

È una scrittura che spiazza, che ci costringe a chiederci continuamente se quello che stiamo leggendo sia reale o se siamo scivolati, quasi senza accorgercene, nel fantastico o nel surreale.

tra distopia e realismo magico

Scorrendo i titoli dei racconti citati durante la serata, come “Sciamana” o “L’anima dell’ombrello”, emerge la capacità di Alice di prendere oggetti quotidiani (un ombrello, una dentiera, un monumento) e caricarli di un senso di alterità. Ma non c’è solo il sogno. C’è anche la rabbia e la denuncia politica.

Uno dei momenti più significativi della chiacchierata ha riguardato il racconto “Rivoluzione”. Alice ci ha spiegato che è nato d’impeto, in un momento di frustrazione, come una distopia che riflette sulla regressione dei diritti e sulla condizione femminile contemporanea. È la dimostrazione che il fantastico non è fuga, ma uno specchio deformante per guardare ed evidenziare meglio le storture del nostro presente.

l’arte di rubare immagini

Ma come nascono queste storie? Alice, che nella vita si occupa di produzione di cartoni animati (un lavoro che richiede non poca capacità organizzativa), quando scrive si trasforma in una “ladra di immagini”. Ci ha svelato il suo metodo: osservare la realtà in modo quasi ossessivo – una porta particolare, un volto, un dettaglio apparentemente insignificante – e annotare tutto, lasciando che questi frammenti reali fermentino fino a diventare narrazione.

È stato bello scoprire anche il suo lato “comunitario”: oltre a scrivere, Alice è attivissima nel suo territorio come organizzatrice di un club del libro presso l’ARCI di Castelnuovo Magra. Una “collega” di passione, insomma, che crede come noi nel valore condiviso della cultura.

🎥 guarda la chiacchierata completa

Se volete scoprire di più sul processo creativo di Alice Cervia, sul ruolo prezioso dell’editing di Maurizio Cometto e sul perché dovreste assolutamente leggere “Statuine”, non perdetevi la registrazione della serata.

il consiglio della dimora: leggete questi racconti due volte. La prima per la storia, la seconda per cogliere quei dettagli che, alla prima lettura veloce, vi erano sfuggiti. Le statuine, in fondo, vanno osservate da tutte le angolazioni.

Redazione
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Irene - la nostra assistente virtuale