Tra Seneca e circuiti: Il tramonto dell’eroe ne “L’ultimo dei perfetti”

Cronaca di una discussione del gruppo di lettura “Solarpunk Italia”

C’è qualcosa di profondamente malinconico nell’immagine di un super-soldato che osserva l’oceano irlandese, attendendo una fine che non è gloriosa battaglia, ma lenta obsolescenza. È stato questo il cuore pulsante dell’ultimo incontro del club di lettura “Solarpunk Italia”, dove i partecipanti si sono confrontati con le pagine de L’ultimo dei perfetti (Der Letzte seiner Art), romanzo di Andreas Eschbach, pubblicato in Italia da Fanucci.

L’autore, già noto ai lettori per l’immaginifico Miliardi di tappeti di capelli, ci ha trascinato in una narrazione intima e claustrofobica, ambientata nel ventoso paesino di Dingle, in Irlanda. La discussione del gruppo ha evidenziato fin da subito la dualità dell’opera: da un lato un thriller tecnologico, dall’altro un dramma esistenziale che riecheggia la filosofia stoica.

Un incipit in medias res e la “Fantascienza tattile”

Il dibattito si è acceso analizzando l’apertura del romanzo. Il protagonista – Duane Fitzgerald – viene introdotto in medias res in una condizione di totale vulnerabilità: paralizzato, cieco, prigioniero del proprio corpo meccanico in avaria.

I lettori intervenuti hanno apprezzato la resa “tattile” della tecnologia descritta da Eschbach. Non siamo di fronte al cyberpunk etereo del wireless onnipresente; qui la tecnologia è pesante, fatta di cavi, connettori fisici e “stampanti” biologiche. La scena in cui il protagonista deve incidersi le carni con un temperino per accedere ai propri circuiti è stata citata come uno dei momenti più potenti e viscerali, simbolo di un rapporto conflittuale tra carne e metallo. È una fantascienza che si “sporca le mani”, dove la sopravvivenza dipende dalla consegna fisica di alimenti speciali e dove il mancato arrivo di un corriere può significare la morte.

Il filosofo e il cyborg: l’ombra di Seneca

Un punto nodale della discussione ha riguardato l’insolito parallelismo tra la condizione del protagonista e il pensiero di Lucio Anneo Seneca. L’uso delle citazioni del filosofo latino in apertura di capitolo non è stato percepito come un semplice orpello letterario, ma come una chiave di lettura fondamentale.

Il protagonista incarna una moderna forma di stoicismo: un uomo creato per essere un “Perfetto”, un’arma letale del governo americano, che si ritrova a gestire il proprio declino con rassegnata dignità. I partecipanti hanno sottolineato come il corpo potenziato, lungi dall’essere un dono, abbia impoverito la sua vita affettiva. L’amore platonico per Bridget Keane, figura alla fine irraggiungibile, serve a contrastare l’oscurità della sua condizione, evidenziando la tragedia di un essere che possiede una “corazza” invincibile (citando il personaggio di Bill Freeman) ma un’anima sempre più sola.

Fantapolitica e lo spettro della Storia

Il romanzo ha offerto il fianco a un’animata discussione sui temi politici. L’opera si configura come una critica al cinismo del potere militare e alle sperimentazioni segrete. I lettori hanno tracciato parallelismi inquietanti tra la finzione letteraria e la realtà storica, citando i test nucleari degli anni ’50 e le cifre – dibattute nel gruppo, con stime di 11.000 decessi e 22.000 casi di malattie – che testimoniano il sacrificio di vite umane sull’altare della supremazia bellica.

La visione degli Stati Uniti che emerge dal libro, proiettata in un futuro prossimo (fino al 2025), è quella di una potenza che crea mostri per poi nasconderli o eliminarli quando diventano politicamente scomodi. Gli aneddoti, ricordi, riportati dal protagonista nel suo racconto in prima persona dipingono un quadro di burocrazia disumanizzante che ha colpito molto i partecipanti.

Un finale che divide

Se l’analisi tematica ha trovato molti punti di convergenza, il giudizio sull’impatto emotivo e sulla conclusione è stato più variegato. Il finale è stato definito “amaro” e “tragico”: non c’è salvezza hollywoodiana per l’ultimo dei perfetti. La scelta del protagonista di lasciare un diario “stampato” dal proprio stesso organismo come unica eredità è stata vista come un atto finale di affermazione identitaria, ma anche di profonda solitudine.

Alcuni lettori hanno espresso dubbi sulla “memorabilità” dell’opera nel lungo periodo, temendo che l’amarezza di fondo possa offuscare la trama. Altri, invece, hanno elogiato proprio questa mancanza di happy ending e l’ironia sottile che permea la narrazione, vedendo nel romanzo una riflessione matura sull’obsolescenza tecnologica e umana.

Conclusione

L’incontro su L’ultimo dei perfetti ha confermato la capacità della fantascienza di farsi specchio delle ansie contemporanee. Tra le scogliere irlandesi e i circuiti arrugginiti, il gruppo ha trovato non solo una storia di avventura, ma una meditazione sulla mortalità. Restano aperti alcuni interrogativi storici e il desiderio di confrontare questa figura di “superuomo fallito” con icone pop come L’uomo da sei milioni di dollari, ma una cosa è certa: Duane ha lasciato un segno, inciso col temperino, nella memoria dei lettori.

guarda qui di seguito la prima delle due parti della registrazione del nostro incontro:

Qui la seconda parte:

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