Il Gruppo di lettura Solarpunk Italia si è riunito lunedì scorso per affrontare un testo particolare: “Quando avremo i meli su Marte”, racconto lungo (circa 60 pagine) del 2005 dell’autore francese di origini italiane Ugo Bellagamba, professore di Storia del Diritto a Nizza. Il testo, edito quest’anno in Italia da Delos Book, ha innescato una discussione che si è mossa costantemente sul confine tra l’intento dichiarato dall’autore – un leggero e ironico divertissement – e le criticità che alcuni lettori hanno fatto emergere da una lettura rigorosa, sia storica che scientifica.
ucronia caricaturale e la “ComCina”
Al centro del dibattito c’è l’ambientazione: un’ucronia marziana dominata da una superpotenza chiamata “ComCina”, una fusione tra Cina e Russia che si estende anche sull’intera Europa, relegando gli Stati Uniti a un ruolo secondario e caratterizzato dal fanatismo religioso (con i terroristi americani che ricalcano cliché che siamo abituati a vedere in altri contesti). I dettagli ucronici sono disseminati con ambiguità, come le esclamazioni “Per i baffi di Vladimir Il’ič” o “Per Trotskij”, che suggeriscono una storia divergente (forse la riabilitazione di Trotskij o una diversa evoluzione post-Krusciov), lasciando però aperte molte domande sulla genesi e la coerenza di questa “ComCina” unificata.
La società sovietica che ha conquistato Marte è vagamente descritta come collettivista, in un voluto ribaltamento dei ruoli buoni/cattivi. E proprio questa chiave di lettura, quella del ribaltamento ironico, ha polarizzato il gruppo.
Fumetto o debolezza narrativa?
Nella postfazione Bellagamba ha esplicitamente ammesso un intento leggero, un omaggio ironico alla sci-fi degli anni ’40–’50, con personaggi volutamente macchiettistici e cliché esagerati. Alcuni partecipanti hanno sposato questa lettura “leggera”, godendosi il testo come un fumetto dal ritmo veloce. Il racconto, che si legge in una o tre ore, è stato apprezzato per la sua immediatezza e per il tono scanzonato.
Altri, tuttavia, hanno ritenuto che l’intento ironico non fosse sufficiente a nascondere quelle che sono state percepite come debolezze strutturali. Alcuni tra i lettori hanno criticato i personaggi piatti, gli spiegoni artificiosi, la trama eccessivamente semplice e un finale giudicato “favolistico” e poco elaborato, in netto contrasto con l’importanza del tema introdotto (una civiltà marziana non più biologica che conserva la memoria nelle macchine).
quando la Scienza non perdona…
La discussione si è accesa in particolare sulla verosimiglianza scientifica e geografica. Alcuni nel gruppo hanno sollevato diversi punti critici.
Uno degli errori citati più volte riguarda la rotta marziana: il passaggio da Olympus Mons ad Arsia Mons, che avverrebbe “passando per la Valles Marineris” , è stato giudicato illogico e inverosimile, a meno che non sia una deviazione motivata da ragioni propagandistiche (che però non vengono esplicitate nel testo). Inoltre, è stata contestata l’affermazione che la Valles Marineris sia osservabile con un semplice telescopio amatoriale, richiedendo al contrario strumenti più potenti e condizioni ottimali.
Infine, l’ipotesi di una civiltà marziana risalente a “quattro miliardi di anni fa” è stata definita improbabile se non supportata da un worldbuilding più solido che ne spieghi l’origine.
Questi elementi hanno rafforzato la posizione di chi cerca maggiore rigore nell’ucronia e nella fantascienza, trovando il testo insufficiente su entrambi i fronti.
conclusioni e suggestioni
La serata si è conclusa con l’evidenza che “Quando avremo i meli su Marte” è un testo polarizzante. Funziona come divertissement/parodia per chi accetta di sospendere l’incredulità, ma delude chi valuta la narrativa attraverso il filtro della verosimiglianza storica e scientifica.
Tra le note positive, un partecipante ha richiamato l’attenzione sulla postfazione, che si collega alla tradizione cosmonautica umanistica di Konstantin Tsiolkovskij, vedendo lo spazio come un bene comune – un elemento tematico interessante, purtroppo poco sviluppato nella trama. In più, diversi partecipanti hanno suggerito che, proprio per il suo tono e i suoi personaggi, il racconto si presterebbe perfettamente a un adattamento in graphic novel o fumetto.
Per chi volesse approfondire le intenzioni dell’autore, è stata condivisa una video-intervista con Bellagamba, fatta proprio all’epoca dell’uscita del racconto, che può essere vista sul nostro canale. Il club, infine, ha segnalato altri lavori dell’autore, come “Tancredi” o “Memorie di un poliorcete pentito” (questo, l’unica altra opera tradotta in italiano grazie a FutureFiction), per chi volesse esplorare l’opera di Bellagamba oltre questo esperimento ucronico.
Guarda qui il video dell’intera chiacchierata del gruppo di lettura:



